Nel corso del London Festival of Architecture 2008 lo studio Squint/Opera ha presentato questi suggestivi elaborati grafici, rappresentanti Londra nel 2090.
Nelle immagini, il riscaldamento globale ha provocato un innalzamento del livello del mare tale da far divenire la capitale britannica una città semi-sottomarina, in cui i pochi uomini rimasti sono costretti a inventarsi soluzioni per sopravvivere.
Negli anni ‘70 la rivista Time pubblicò un articolo ispirato alle visioni catastrofiste del Club di Roma di Aurelio Peccei (di origine ungherese: Aurélió Pecsey) che suonava così:
“Le fornaci di Pittsburg sono fredde, così come le catene di montaggio di Detroit. A Los Angeles, pochi magri sopravvissuti ad una epidemia disperatamente coltivano lembi di terra in pieno centro e attorno agli edifici sperando di racimolare un raccolto di sussistenza. Gli uffici di Londra sono bui, i suoi dock sono deserti. In una fattoria dell’Ucraina i trattori abbandonati arrugginiscono fra i campi: non c’è più carburante per farli funzionare. Le acque del Reno, del Nilo e del Fiume Giallo trasudano miasmi a causa dell’inquinamento.” Questo quadro allucinante doveva descrivere i temmpi attuali. Mi sa che hanno toppato (a meno che non abbiamo abdicato al ricosnosceimento della realtà e vogliamo credere a quanto ci propinano i media controllati dall’elite mondialista, conditi di allarmismi vari e quotidiani, un po’ come il blog di Grillo).
Approfondimenti sul mio blog:
Ambientalismo di Razza
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