
Mozilla Firefox non è il browser open source (e quindi free) più vecchio della rete. Anzi, derivato da ciò che rimaneva del progetto Netscape (1994), Firefox è nato ufficialmente solo nel 2005. Prima di lui Internet Explorer e Opera (1995), poi Safari (2003), pensato soprattutto per piattaforme Mac. Google Chrome è il più giovane della famiglia, essendo stato lanciato nel 2008. Firefox non è mai stato nemmeno il browser più rapido, perché sia Opera sia Safari sono stati da sempre in grado di fare di più.
Il punto, però, è un altro. Per quale motivo, allora, Firefox è il secondo browser più usato al mondo? Perché non solo è stabile e snello nell’utilizzo, ma perché può contare su una serie pressoché infinita di applicazioni aggiuntive e su una grafica accattivante. Negli ultimi anni il browser di Mozilla è diventato un fenomeno di culto, un vero status symbol da contrapporre con fierezza al più popolare Internet Explorer (in assoluto il software di navigazione più posseduto al mondo). Alla facciata mainstream di casa Microsoft, gli idealisti della rete hanno voluto opporre un progetto che facesse conoscere agli utenti il risvolto alternativo del web.
Al 2010 la situazione, però, è cambiata. Forte del suo predominio, Mozilla ha allentato la presa sui suoi concorrenti, rischiando di fossilizzarsi su una grafica ed un sistema di navigazione troppo desueti. Nonostante il recente rilascio della versione 3.6, Mozilla Firefox ha già reso disponibile la versione beta della nuovissima numero 4. E il paragone con i gli altri browser diventa inevitabile.
Il colpo d’occhio è evidente. Firefox ha fatto implodere tutti i menu e le opzioni che fino ad ora aveva tenuto ben visibili. Come Chrome, Safari e IE 8, anche Mozilla ha optato per la barra di navigazione priva di menu soprastanti. Visivamente la struttura ne ha tratto giovamento e immediatezza, ma le somiglianze con gli altri browser sono palesi.


Tutti i browser, in realtà, sembrano aver optato per il tasto unico, contenitore di ogni menu di navigazione. Nello specifico Firefox 4 ha scelto una soluzione esteticamente identica a quella di Opera: un tasto in alto a sinistra (rosso per Opera, arancione per Firefox). Ma le somiglianze con Opera, in realtà, sono individuabili anche in altri punti della barra di navigazione. Sulla sinistra della stringa bianca dedicata agli indirizzi, in Firefox, compaiono gli stessi pulsanti dell’avversario: le frecce direzionali, l’aggiorna-pagina e il tasto che indirizza alla home. Solo il tasto per aggiungere un sito web ai preferiti (la stella) in Firefox si trova all’estrema destra, separato dagli altri.


Opera e Firefox, però, possiedono un’ulteriore barra, quella della ricerca su Google. Chrome ha sviato il problema dotando la stessa barra degli indirizzi di questa opzione: ad esempio, inserendo la parola “bonsai”, Chrome suggerisce all’utente due possibilità, ovvero cercare la parola pura su Google o individuare specificatamente un indirizzo web. Quel che Firefox 4.0 ha in più, però, è lo “switch to lab”, cioè la possibilità di vedere visualizzati sulla propria barra degli indirizzi i siti web per intero, già riconosciuti e suggeriti direttamente dal browser, nonostante questi né siano stati visitati, né siano parte dei preferiti:


Firefox 4.0 è naturalmente in pieno sviluppo. In alto a destra, infatti, è possibile scorgere il tasto Feedback, che permette di esprimere il proprio apprezzamento o il proprio disappunto sulla nuova versione del browser open source più diffuso al mondo. Che, a quanto pare, secondo alcune prove pratiche, non ha raggiunto ancora il livello di rapidità dei suoi avversarsi. Primo fra tutti Chrome, che è più veloce di Firefox 4 del 40%. Il browser più rapido in assoluto, però, si conferma Safari, seguito di pochissimo da Opera, poi da Chrome. Penultimo posto per Firefox 4 (comunque migliore della versione 3.6), ultimo piazzamento per IE 8, in assoluto il più lento, ma in arrivo con la versione numero 9.

Istogramma delle prestazioni dei browser più famosi: Firefox 4.0 risulta ancora troppo lento
Qual è il vero problema, allora? Che Firefox abbia perso un colpo, probabilmente. Che il simbolo universale dell’open source, della tecnologia web alternativa abbia potuto farsi superare da un’agguerrita major (Google). A dir la verità, la rete è un continuo susseguirsi di idee e liberi spunti, remake e riproposizione di ciò che si è sicuri possa avere seguito. Firefox ha già segnato e insegnato qualcosa. Ha mostrato ai suoi avversari la via da percorrere ed ora, forse, è arrivato per lui il momento di sondare il terreno per trarre ispirazione da ciò che lo circonda. In attesa, però, di un’inedita grande rivoluzione.